venerdì, 14 novembre 2008

HANNO DECISO DI FARLA MORIRE DI FAME E DI SETE!

eluana

Una mostruosità. Staccare il sondino che alimenta Eluana e lasciarla morire, privarla dell’idratazione e dell’alimentazione significa ammazzarla, è una cosa disumana” (cardinal Javier Lozano Barragan)

Qualcuno ha parlato, di porre fine ad un accanimento terapeutico. A mio parere, sbagliando radicalmente.
I soggetti in stato vegetativo permanente sono esseri umani viventi, anche se non sono coscienti e non riescono a comunicare con l'esterno. L’idratazione e l’alimentazione costituiscono fattori di cui ogni persona, anche sana, necessita per vivere, non costituiscono una terapia. In tal senso, fanno parte delle cure che devono restare assicurate anche al malato in fase terminale, anche nel momento in cui ogni terapia sia stata interrotta. Lo stadio terminale di una malattia non autorizza affatto l’interruzione dell’alimentazione e soprattutto dell’idratazione.

Quello che vogliono fare ad Eluana non è neanche EUTANASIA (che letteralmente è la pratica che consiste nel procurare la morte nel modo più indolore, rapido e incruento possibile a un essere umano affetto da una malattia inguaribile ed allo scopo di porre fine alla sua sofferenza). E' qualcosa di diverso. E di crudele.

L’americana Terry Schiavo morì dopo 12 giorni e 21 ore (309 ore in tutto) senza alimentazione, dopo che il tubo che le forniva liquidi e nutrimento era stato staccato, per ordine della magistratura. Esiste un modo più barbaro e ipocrita per togliere una vita ad una persona? Far morire una persona di fame e di sete “perché tanto non si accorgerà di nulla”? E chi lo ha stabilito che sia davvero così?

Siamo vicini e rispettiamo la sofferenza della famiglia, però la supplichiamo: Non faccia morire Eluana in questo modo

postato da: diogene33 alle ore 00:15 | Permalink | commenti (24)
Commenti
#1   14 Novembre 2008 - 09:20
 
Ho una posizione diversa dalla tua.

Per me Dio, nel corso dell’evoluzione, ha creato le varie specie e tra queste l’uomo. Egli pertanto è il ‘padrone’ delle specie, ma la nostra vita individuale appartiene soltanto a noi stessi, in quanto liberi.

Immagina una persona anziana, che sta in un letto paralizzata, incontinente, con le piaghe di decubito per problemi circolatori e altri acciacchi e che chiede di morire in pace. La nostra pietà ci deve spingere ad accogliere questa richiesta. Non possiamo decidere della sofferenza fisica e psicologica degli altri, ma soltanto della nostra, quella sì.

Pensa ad una persona incosciente che ha manifestato nel passato l’idea, in caso di coma profondo, di non essere mantenuta in vita con l’alimentazione artificiale e con le cure. Le flebo, il buco nell’esofago o nello stomaco non sono una violenza ? Questa persona deve essere accompagnata verso una morte serena.

Ripeto, ognuno deve poter decidere per se stesso. Quindi ritengo la posizione, da te espressa, legittima se applicata alla tua persona, ma non per gli altri.
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#2   14 Novembre 2008 - 09:45
 
qui semplicemente si sta rispettando la volontà di Eluana che è l'unica da ascoltare.
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#3   14 Novembre 2008 - 10:02
 
Caro sincero,
Ci sono diversi punti da approfondire:
premetto che la mia argomentazione prescinde dalla religione (personalmente specifico di essere credente) e si basa sul diritto alla vita, qualunque sia la concezione personale, filosofica , ecc. che ognuno di noi dia all'origine della vita.

C'è un padre che afferma che la figlia prima dell'incidente avrebbe espresso il desiderio di non vivere, nel malaugurato caso, una situazione simile a quella di un suo amico. Ma nessuno è in grado di dire cosa davvero Eluana avrebbe desiderato in questo drammatico momento. In circostanze "normali", quando si sta bene, è impossibile accettare su due piedi e con lucidità una condizione così drammatica, e viene istintivo pensare che sarebbe meglio farla finita. Quando ci si trova in uno stato di malattia terminale si alternano momenti in cui si vorrebbe farla finita e momenti in cui si vuole lottare fino all’ultimo. Quale dei due atteggiamenti bisogna quello che corrisponde alla reale volontà della persona?

Hai parlato del caso di una persona paralizzata a letto, con piaghe da decubito e acciacchi che volesse morire. Secondo te, dunque, bisognerebbe aiutarla a morire? Non credo che un tribunale avvallerebbe questo caso: sarebbe suicidio assistito, sancito penalmente. Il problema è che si vuole spostare sempre più il confine del concetto di vita. Ti faccio un caso estremo: e se una persona, scoprendo di essere malata di un tumore senza possibilità di cura, chiedesse di essere aiutata a morire, secondo te sarebbe giusto aiutarla a morire? Non credo diresti di si.

E, soprattutto, in che modo farla morire? Perché non si dice chiaramente che si vuole l’eutanasia che attualmente è VIETATA dalla legge (ad esempio attraverso il sovradosaggio di anestetico o staccando la macchina che tiene in vita una persona?). che sarebbe comunque cosa DIVERSA dal far morire di fame e di sete una persona? Eluana non è malata, non è tenuta in vita da macchine. E’ solo gravemente DISABILE.
L’idratazione e l’alimentazione in un paziente in stato vegetativo non può essere considerato “accanimento terapeutico”.

Hai scritto bene prima: “ognuno deve poter decidere per se stesso”. Non lo dovrebbero fare altri, neanche i genitori.
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#4   14 Novembre 2008 - 11:01
 
Caro Diogene,

le argomentazioni del tuo post sulla questione Englaro non fanno formalmente una grinza, se non in un punto, a mio modesto avviso, centrale: "Siamo vicini e rispettiamo la sofferenza della famiglia, però la supplichiamo: Non faccia morire Eluana in questo modo". Ovvero? in quale altro "modo" dovrebbero farla morire? Di morte naturale? E che differenza c'è fisiologicamente e biochimicamente parlando tra una morte, per così dire, "assistita" ed una "naturale"? Se prescindi da considerazioni religiose (che in tale materia dovrebbero, sempre a mio modestissimo avviso, restare fuori da ogni discussione), cosa intendi per "diritto alla vita"? Forse un diritto giuridicamente riconosciuto da uno stato laico? In Italia (come del resto in gran parte del mondo) non mi pare sia così. Anche perchè nel generico diritto alla vita ritengo sia contemplata anche la possibilità della sua negazione, ovvero il diritto alla non-vita, sempre prescindendo da considerazioni religiose, beninteso.
Quando poi domandi se "Esiste un modo più barbaro e ipocrita per togliere una vita ad una persona?", beh a me ne vengono in mente tanti e non starò qui ad elencarli noiosamente. Ma mi pare che le torture inflitte a prigionieri e dissidenti in quegli stessi paesi paladini del "diritto alla vita" parlino per sè.
Qualora voleste approfondire il tutto dalla prospettiva degli atei e degli agnostici razionalisti, vi consiglio il link: http://www.uaar.it/laicita/eutanasia/

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#5   14 Novembre 2008 - 13:01
 

Caro Andrea,
provo a rispondere alle tue domande:
Hai chiesto “in quale modo dovrebbe farla morire”? La mia posizione, e non solo mia, è che nessun uomo per nessun motivo possa decidere di troncare una vita di un’altra persona (neanche con lo scopo di non farla soffrire più) e soprattutto attraverso un’agonia che durerebbe giorni e giorni (visto che l’eutanasia che causerebbe una morte istantanea alla persona non è legale in Italia). I medici dicono che "non si accorgerà di nulla": ma è dimostrabile senza ombra di dubbio questo?

Il diritto alla vita è un diritto fondamentale . L’art 2 della Costituzione afferma che “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”. Evidentemente il diritto alla vita rientra tra i diritti fondamentali, anzi è a fondamento di tutti i diritti, dal momento che senza vita non esiste l’individuo (a cui sono riconosciuti gli altri diritti).
Sono diritti diritti fondamentali ormai unanimemente ed indiscutibilmente riconosciuti da ogni ordinamento democratico. Se un regime – con un proprio ordinamento giuridico (penso ad una dittatura che perseguita una minoranza) – riconosce col proprio ordinamento la legittimità ad uccidere un oppositore o qualcuno di un’etnia diversa, dal punto di vista giuridico formale il diritto alla vita di quella persona viene meno di fronte a quello Stato. Ma tu, alla luce della visione democratica dello Stato, ritieni che il diritto alla vita venga meno?
Ti faccio una domanda: se in Italia un poliziotto blocca un ragazzo che sta per suicidarsi buttandosi dal ponte, potremmo dire che il poliziotto ha violato un diritto di quel ragazzo e quindi che quel poliziotto è sanzionabile dall’ordinamento? Eppure ognuno di noi dovrebbe essere padrone di decidere della propria vita. Sbaglio? Eppure il diritto al suicidio non è riconosciuto nel nostro ordinamento. Anzi l’assistenza al suicidio è un reato.
Hai parlato di “torture inflitte a prigionieri e dissidenti in quegli stessi paesi paladini del "diritto alla vita" parlino per sé”.
Pensi che, visto che nel mondo esistono orrori del genere che negano il diritto alla vita delle persone, ciò giustifichi un orrore magari meno plateale ma non per questo diverso dall’effetto di togliere la vita a qualcuno (per quanto ammantato da ragioni “umanitarie”)?

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#6   14 Novembre 2008 - 13:52
 
Caro Francesco mi dispiace ma questa volta non sono per niente con te no assolutamente no ...........anzi sono completamente dalla parte di chi la ama sul serio suo padre e non di chi la usa per fare propaganda religiosa e politica ........mi dispiace
tu sai benissimo quanto ho lottato per la vita ma quella non è vita e lei non può decidere................
anna
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#7   14 Novembre 2008 - 14:47
 
Naturalmente, caro Diogene, condivido solo in parte quanto tu dici. Perdonami, ma il paragone con il poliziotto che blocca l'avventato suicida non tiene. Il ragazzo è in una condizione di reversibilità conclamata (per quanto desideroso di di immolarsi ha pur sempre un 100% di facoltà fisiologiche garantite e scientificamente riscontrabili, che sono immuni dal condizionamento psicologico), e qui non si sta discutendo di eutanasia scriteriata per puro spirito di mettere fine alla propria esistenza.
Per farti capire qualcosina in più ti riporto un passaggio dell'intervento di Umberto Veronesi (personaggio per altri versi equivoco e che non gode certo della mia incondizionata stima) su Repubblica di oggi:
"Il caso Englaro è aperto da 16 anni perché le sue volontà sono state "ricostruite", e non espresse per iscritto. Rifiutare le cure è un diritto nel nostro Paese, così come lo è non mangiare e non bere. Se decido di fare uno sciopero della fame e della sete, nessuno può infilarmi un sondino nel naso o cacciarmi una flebo nelle vene. Sarebbe un reato. Allo stesso modo sarebbe incostituzionale obbligarmi a vivere come un vegetale, se io ho espresso per iscritto in piena lucidità, il mio rifiuto di questa condizione. Il dibattito non è neppure, come qualcuno vuol far credere, se Eluana si può risvegliare o no. Crea equivoci chi parla di omicidio. Eluana è morta 16 fa. Vivono, anzi vegetano proprio come piante, gli organi del suo corpo. La situazione clinica non lascia purtroppo spazio al dubbio di un futuro risveglio perché nessuno si risveglia da un coma dopo un anno, figuriamoci dopo 16. Esistono casi di coma transitorio che hanno probabilità di reversibilità e su questi la medicina può fare molto. Ma non è quello di Eluana, che è definito appunto stato vegetativo permanente".
Quanto al diritto alla vita, è senza dubbio vero che lo stato garantisce e sancisce costituzionalmente la sua inviolabilità. E' sull'interpretazione di tale diritto da parte dei legislatori di questo che non mi trovo d'accordo. E' palese (e mi auguro tu possa convenirlo) una mancanza di comportamenti laici al momento di attuare e far rispettare tale diritto. La libertà di professare le proprie idee è sacrosanta, ma quella aconfessionale di rispettare lo spirito originario dei dettami costituzionali lo è ancora di più, o no?
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#8   14 Novembre 2008 - 18:17
 
Qualcuno avverta Andrea che l'Italia è una colonia della Santa Sede. A breve petizione per spostare la sede del vaticano in Groenlandia in modo da non ritrovarci ogni domenica il papa pastore tedesco in tv.
Ps: colui che oserà cancellare questo messaggio rischierà la flagellazione da parte della Binetti e una vacanza premio coi focolarini che illustreranno i benefici della castità con sottofondo dei "Jonas Brothers"
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#9   14 Novembre 2008 - 18:25
 
hai ragione, andrea, rifiutare le cure e l'alimentazione è un diritto personale. Proprio per questo, essendo un diritto legato alla vita stessa della persona, non può essere delegata ad altri, neanche se questi sono i genitori.

Eluana non è morta 16 anni fa, perchè il suo cuore batte ancora. Altrimenti di cosa staremmo parlando oggi?

Non vedo perchè continui a richiamare la laicità in questa discussione: non ho fatto un discorso di religione, ho parlato di diritto e di Costituzione. La laicità è una cosa, ed è alla base dello stato democratico. Il laicismo è un'altra ed è simmetrico all'integralismo religioso.
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#10   14 Novembre 2008 - 19:12
 
Scusatemi se dico pure la mia!
La Germania nazista (antesignana dell'eutanasia) cominciò in questo modo ad attivare la macchina dello sterminio di massa. Per prima cosa bisognava purificare la Germania da pseudo esseri umani (mongoloidi, handicappati, pazzi...) perché non erano degni di vivere...e si fece una campagna di convincimento a vasto raggio con filmati inneggianti la purezza della razza e la bellezza della vita sana....mostrando i poveri handicappati con questa frase "dite se questa è vita!". Dalla storia sappiamo come andò a finire....perché ancora oggi chiediamo perdono per le scellerataggini di ieri! Stiamo attenti che tra 30 o 40 anni non ci saranno altri a chiedere perdono e avergognarsi delle scellerataggini di oggi!
Dove la coscienza diviene un recettacolo soggettivo di pubnti di vista tutto è possibile. Se devo rispettare il Sig. Englaro per una scelta di libertà devo rispettare il Sig. Totò Riina per le sue scelte di libertà!!!! e via dicendo...
dg
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#11   14 Novembre 2008 - 19:15
 
Scusate ancora! Non avevo letto il comm.# 8:
per caso i credenti hanno libertà limitata? O sono un sottoprodotto della razza umana da distruggere nei forni crematori?????
dg
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#12   14 Novembre 2008 - 20:20
 
@10,11,8
Tutti possono esprimere la propria opinione, Santa Sede compresa. Quello che proprio non va è il paragone tra la Germania nazista e coloro che la pensano diversamente su questi temi.
La libertà di decidere della propria vita in condizioni particolari, grandi sofferenze fisiche e psicologiche, coma profondo, deve essere attribuita alla diretta persona interessata e non ad altri. L'interessato deve poter manifestare la sua volontà quando è in buona salute o, se cosciente, al momento in cui si trova nelle condizioni anzidette di particolare sofferenza.

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#13   14 Novembre 2008 - 22:37
 
Proprio la saccenteria più orgogliosa: Rossomustang. Ha ragione BRATISLAVA: se il metro è l'assoluta libertà tutto è lecito e tutti hanno il diritto di fare tutto ed il contrario di tutto. Non ti pare?
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#14   15 Novembre 2008 - 09:08
 
Nel parlare di questi temi, bisogna tener presente alcuni principi: il rispetto della volontà dell’ammalato, la pietà umana verso la sofferenza, la ineluttabilità della morte e i mezzi per condurre un paziente verso una morte serena. Prendiamo in considerazione gli ultimi due, in quanto i primi sono stati trattati in altri interventi.

Tenere in vita una persona con mezzi artificiali in assenza di concrete possibilità di recupero è, a mio avviso, sbagliato, anzi è una violenza contro la persona e un atto contro natura, l’ineluttabilità della morte. Tra i mezzi rientrano la respirazione e l’alimentazione artificiali. Nel futuro potrebbe entrare in largo uso anche la circolazione extra-corporea. Queste tecniche si devono adoperare come sostegno alla vita nelle fasi acute, in attesa di una possibile ripresa.

Vorrei esprimere delle opinioni su dei casi concreti.

Un ammalato allettato, vigile e con normali funzioni vitali, deve essere assistito. Se ad un certo punto rifiuta cibo e bevande, non bisogna forzare la sua volontà con l’alimentazione forzata mediante un sondino. Se il paziente non è vigile, lo si può soltanto idratare e per un certo tempo, in attesa che la natura faccia il suo corso.
Una persona in stato acuto di depressione deve essere alimentato artificialmente, con l’obiettivo di superarne la crisi. Se non si riprende, va rispettata la sua volontà.
Un malato terminale di neoplasia. Se è ancora vigile, deve essere alimentato in presenza di una naturale degluttizione. Altrimenti sarà lui stesso a rifiutare il cibo. Occorre però alleviarne le sofferenze con gli antidolorifici. Se è in coma, bisogna lasciarlo morire in pace.

Nel caso di Eluana, prima di esprimersi occorrerebbe conoscere bene i fatti. Supponiamo che avesse delle possibilità di recupero dalle conseguenze dell’incidente. In tal caso hanno fatto bene a sostenerla con mezzi artificiali. Adesso sembra che sia da anni in uno stato vegetativo. Se la ripresa non c’è, è inutile accanirsi: la morte nella nostra esistenza è un fatto ineluttabile.
In conclusione, oltre al diritto alla vita, esiste il diritto a una morte serena.
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#15   15 Novembre 2008 - 10:53
 
DylanDog, che il Vaticano intervenga più spesso nelle questioni italiane che in quelle degli altri paesi è vero. Però non va bene che tu risponda con atteggiamenti di intolleranza per legittime opinioni su questioni etiche, anche se l'intolleranza sta anche da altre parti.
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#16   15 Novembre 2008 - 13:59
 
Per Eluana l'accanimento terapeutico comincia solo adesso

di Carlo Meroni

“Roma locuta, causa finita”.
Con due sentenze degne di un Ponzio Pilato in forma smagliante, la Corte di Cassazione ha chiuso definitivamente le due strade (parlamentare e giudiziaria) che hanno cercato di evitare la morte di Eluana Englaro per eutanasia. Decisione presa senza nemmeno voler entrare nel merito, ma semplicemente trincerandosi dietro l’inammissibilità del ricorso ed affermando la particolarità della questione, che sarebbe squisitamente soggettiva ed individuale, e perciò senza alcun interesse pubblico.
Chi può cantare vittoria, davanti ad una disfatta del genere? Chi può sinceramente sostenere, senza tirare in ballo ingerenze vaticane ed altre amenità, di essere un sostenitore della morte e non della vita? Nessuno può amare la propria morte più della vita: semplicemente non sarebbe umano.

Forse l’unica persona soddisfatta sarà il povero Beppino Englaro, che dopo tanti anni di lotta vede portata a termine vittoriosamente la sua battaglia. Ma a che prezzo? Quello di “liberarsi” della figlia? Spero e prego che il Signor Beppino, dopo aver visto riconosciute come plausibili le sue ragioni, possa ora mettere da parte le scartoffie burocratiche ed abbia tempo di concentrarsi sugli occhi della figlia. Spero e prego che a mente fredda, nonostante gli sia stata riconosciuta l’autorizzazione (ma senza alcun obbligo) ad interrompere l’alimentazione forzata alla figlia, possa cambiare idea (magari assieme alla moglie e madre di Eluana) e decida di continuare ad alimentare “forzatamente” la figlia, così come certamente avrà fatto assieme alla moglie quando Eluana era neonata e fino a quando non è stata capace di nutrirsi da sola tenendo autonomamente il cucchiaio nella sua manina.

“La vita di mia figlia è un inferno, ed io la voglio liberare”. Queste erano le parole del Signor Englaro. Mi permetto di sollevare un dubbio. Come si può essere sicuri che Eluana sia in una situazione di “inferno”, quando esistono persone, abili e vegete, le quali lasciano albergare nei loro cuori ben peggiori inferni d’odio, invidie, superbie, e rancori? E se Eluana fosse in una situazione di pace che nessuno noi può immaginare? Se la situazione di Eluana fosse la chiave salvifica per la vita di altri? Per questo credo che l’inferno sia molto più presente nel cuore degli uomini, che non in un letto d’ospedale o nelle sofferenze dei famigliari del malato.

Spero e prego che questi due genitori abbiano la dolcezza, l’amore, la volontà e la forza di percorrere fino in fondo questo calvario, stringendo compassionevolmente a sé questa figlia inerme e silenziosa, abbandonandosi fiduciosi alla volontà di un Mistero che riconosciamo più grande di noi, delle nostre forze, delle nostre Corti di Cassazione.
Questa può essere la mia speranza sul caso soggettivo, ma ovviamente non mi permetto di sentenziare sul dolore di una famiglia che vede la propria figlia in stato vegetativo da quasi vent’anni.
Ma quali saranno le ripercussioni biogiuridiche e bioetiche sulla vita di noi tutti, che una non-sentenza come quella della cassazione potrà produrre? La nostra civiltà occidentale, il nostro progresso sta nel fatto che possa essere un giudice a decidere chi sia degno di vivere e chi di morire? Siamo stati il paese promotore della moratoria universale della pena di morte presso le nazioni unite, e poi questo è il nostro agire pratico? E rimanendo alle Nazioni Unite, come si sposa il caso di Eluana con la convenzione ONU sui diritti delle persone disabili? Essa (firmata dall’Italia nel 2006) sancisce che “a quanti hanno minorazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali a lungo termine” sia garantita la “prevenzione di un rifiuto discriminatorio di assistenza medica, di cure e servizi sanitari, di cibo e fluidi sulla base della specifica disabilità”.
E’ evidente che in Cassazione l’articolo 25 di questa convenzione sia palesemente sfuggito.
Ma ora non voglio addentrarmi in cavilli legali. Mi interessa molto di più convincere il lettore che, situazione della povera Eluana a parte, la questione è grave perché ancora una volta è in atto una diabolica e perversa manipolazione delle cose e dei fatti.
Essa viene pianificata dai mezzi di comunicazione per rendere più appetibile quel cibo che la gente fa capire di voler maggiormente gradire. Oggi la gente vuole leggere sui giornali e vedere in tv dei documenti utili a trovare il modo di vivere oltre un secolo, di fare l’amore a ottant’anni, di avere la pelle da ventenne a ottanta, di fare figli a settanta e così via. La malattia, la sofferenza, la morte sembrano cose che non ci appartengono più. Vogliamo dimenticarle, metterle in un angolino nascosto, fare come se non dovessero toccarci mai. Pura illusione.
Però i mass media ci vogliono dare una mano nell’alimentare questa illusione, e così anche davanti alle tragedie altrui ci offrono quella foglia di fico che, chissà mai, un domani potrebbe essere utile anche a noi per sopprimere il vecchio e malato genitore che ormai in casa è presenza troppo gravosa, e ci impedisce quei tanti nostri impegni ai quali mai potremmo rinunciare.
Questa è l’unica fatica che l’uomo d’oggi è disposto a fare: quella utile alla propria autogratificazione. Si lavora e si fatica per lo status symbol, per il wellness, per il fitness.

Faticare per un malato? Tempo perso: tutti dobbiamo morire, prima o poi. E così, presentandoci un omicidio travestito da atto di pietà, ci sentiamo tutti meglio e liberi da quel peso che attanaglierebbe le nostre umane coscienze così difficili da mettere in silenzio.

Siamo tutti travolti da questo tsunami di egoismo, altrimenti sarebbe incomprensibile spiegare come la maggior parte della gente dia credito e riproponga come proprie convinzioni le numerose panzane che si leggono e si sentono sui principali quotidiani ed in tivù a riguardo della vicenda di Eluana Englaro.

Come successe per l’aborto (dapprima introdotto come caso limite per stupri o gravissime malformazioni da diossina, e poi divenuto un accettato ed usuale metodo anticoncezionale alternativo) potrebbe succedere così anche per l’eutanasia, dopo il caso Englaro?

La speranza è che il Parlamento voglia trovare al più presto un tavolo di incontro comune e condiviso affinché si possa legiferare quanto prima in merito, evitando l’introduzione nel nostro Paese di qualsiasi forma attiva o passiva di eutanasia. Perché per Eluana, di questo si tratta: eutanasia.
Vediamo almeno noi di dare il giusto senso alle parole, senza arrampicarci su inutili specchi.
Eluana non è in coma, come molti hanno scritto, e non è attaccata a nessuna macchina o respiratore automatico (come era per il povero Welby), non c’è nessuna “spina” da staccare, non assume alcun farmaco particolare, non è gravata da una patologia cosiddetta “terminale” come fosse un cancro all’ultimo stadio.
Eluana soffre di una grave disabilità con difetto di coscienza a seguito di quell’incidente stradale, ma nessuno può e potrà mai sapere cosa passa davvero per la sua mente, se dietro quegli occhi coi quali sembra riconosca le suore che misericordiosamente la accudiscono tutti i giorni, il suo cervello elabora qualche tipo di emozione o meno. Come testimoniato da diverse esperienze vissute ne “La Casa dei Risvegli Luca De Nigris” di Bologna (www.amicidiluca.it), anche persone nelle condizioni di Eluana possono mostrare, dopo adeguate e continuate sollecitazioni, livelli di coscienza prima insospettabili.
Eluana è viva: respira autonomamente, come tutti noi si addormenta da sola la notte e si sveglia con le luci del giorno, ha il ciclo mestruale e poche settimane fa il suo fisico giovane ha sopperito da solo ad una forte emorragia. Viene nutrita ed idratata tramite un sondino (visto che non possiede l’uso autonomo degli arti); ma questo succede normalmente anche per i neonati in incubatrice, in moltissimi casi di malati di Parkinson o Alzheimer avanzato, nelle situazioni più complesse di SLA. Che facciamo, mettiamo tutti a morte? E dove starebbe per Eluana il tanto declamato “accanimento terapeutico”?
Ora, se il padre deciderà di sospendere questo nutrimento nasogastrico, non ci sarà nessuna “dolce morte”, nessun “alleviamento delle sofferenze” di Eluana. Anzi, il dramma per lei comincerà proprio allora.
Data la giovane età ( e come successe anche per la povera Terry Schiavo) si presume che la ragazza morirà per arresto cardiaco dovuto alla disidratazione dopo almeno 15 giorni di agonia ed atroci sofferenze. Per alleviarle tali sofferenze (ma Eluana non era da tutti proclamata assolutamente incosciente???) la ragazza, nei giorni che precedono la morte, sarà pesantemente sedata.
Sarebbe bello, come ha chiesto l’associazione “Scienza&Vita”, che al pari di ciò che succede in America, anche a questa condanna a morte (perché di questo si tratta) possano assistere dei testimoni (magari gli stessi giudici della cassazione), e che possa essere filmata a futura testimonianza degli enormi regressi che la nostra civiltà ha prodotto con la sua modernizzazione, coprendo le sue vergogne con la sempre più consunta bandiera dell’autodeterminazione. Che in questo caso sarebbe anche tutta da discutere: la volontà di Eluana di preferire la morte a questa sua situazione attuale non è inequivocabilmente acclamata ma accuratamente ricostruita nelle aule di tribunale…
Questa è la nostra società.
Un posto dove un giudice può stabilire chi è degno di vivere e chi di morire. Dove i medici, che per giuramento professionale e codice deontologico dovrebbero curare i pazienti, ne causano...
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#17   16 Novembre 2008 - 01:01
 
Rispondo a proposito delle sofferenze da sospensione della nutrizione e dell'idratazione in pazienti in stato vegetativo permanente.

Mi sembra di aver capito che questi pazienti "non sono in condizione di essere raggiunti da stimoli piacevoli o dolorosi" Un tribunale che impone la sedazione lo fa come "misura di precauzione".
Giova ricordare che "la British Medical Association raccomanda l'anestesia per i morti cerebrali prima del prelievo di organi per sopprimere i riflessi viscerali", altro problema delicato.

Comunque questi sono argomenti da specialisti, tra i quali credo non ci sia grande accordo. Il dialogo tra noi non può portare a conclusioni, ma deve soltanto stimolarci ad approfondire con prudenza temi così delicati.
Io ho visto personalmente al San Raffaele il comportamento di pazienti in stato vegetativo, alimentati artificialmente. Inoltre ho assistito alla morte di parenti per varie cause e in diverse condizioni. Perciò, nei commenti precedenti, mi sono permesso di intervenire e definire ipotesi di comportamento in casi concreti, ma in ogni caso da profano.
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#18   16 Novembre 2008 - 08:43
 
Da più parti si invoca prudenza e ponderazione. L'articolo linkato di Repubblica, 16 novembre, riporta le dichiarazioni dell'Osservatore Romano che invita i cattolici a ' pensare e lavorare per diffondere i nostri principi e calarli ogni volta nelle nuove questioni che il progresso scientifico crea '

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#19   16 Novembre 2008 - 08:54
 
L'articolo dal titolo, La Chiesa: la nostra voce inascoltata ma basta parlare di assassinio, è del 15 novembre
clicca qui
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#20   16 Novembre 2008 - 08:58
 
Il link non funziona. Perciò riporto l'articolo

La Chiesa: la nostra voce inascoltata ma basta parlare di assassinio
Repubblica — 15 novembre 2008 pagina 2 sezione: CRONACA

CITTA' DEL VATICANO - La Cei e il Vaticano scelgono la via della prudenza. Al di là delle dichiarazioni battagliere rilasciate da singoli prelati, i vertici della Chiesa hanno deciso di non lanciarsi in una crociata sulla vicenda Englaro, ma di ribadire le proprie posizioni con un tono fatto per non esacerbare gli animi. «Affettuosa partecipazione alla vicenda drammatica di Eluana, di suo padre e dei suoi familiari», sono le prime parole di un commento che il cardinale Bagnasco, presidente della Cei, affida al Tg1. Poi, naturalmente, c' è il fermo ripudio di questo «primo passo verso l' eutanasia». Però la preoccupazione prevalente sembra essere quella di attestarsi su un piano pastorale e di non scivolare in una polemica sfrenata. E meno che mai di cadere nella trappola di atteggiamenti rozzi e violenti come il comunicato di Scienza e Vita che chiede di «registrare in video» la morte di Eluana, a perenne memoria di chi ha voluto la sua «condanna a morte». O come l' editoriale di Avvenire di giovedì, in cui venivano aggrediti i giudici della Cassazione, sospettati di pronunciare la «prima condanna a morte dell' Italia repubblicana». Pesa nell' atteggiamento della gerarchia ecclesiastica la consapevolezza che larga parte dell' opinione pubblica è istintivamente vicina a Beppino Englaro e si indigna se lo chiamano «assassino». Scrive la storica Lucetta Scaraffia sulla prima pagina dell' Osservatore Romano che i mass media hanno dato correttamente spazio alle prese di posizione cattoliche, eppure «questa volta sembra che la voce del pensiero cattolico sia stata poco ascoltata». Come se le ragioni portate in campo (e contro la sentenza dei giudici di Milano, che autorizzano il padre a dare pace al corpo mantenuto artificialmente in vita) «non fossero abbastanza convincenti». La conclusione non è una chiamata alle armi, ma l' appello affinché i cattolici sappiano «pensare e lavorare per diffondere i nostri principi e calarli ogni volta nelle nuove questioni che il progresso scientifico crea». D' altronde il patriarca di Venezia Scola, sposando in pieno le dichiarazioni della Cei (no all' eutanasia, no all' interruzione di idratazione e alimentazione), tiene espressamente a sottolineare di non voler usare termini come «omicidio o sentenza di morte» sia per rispetto verso le sofferenze dei familiari sia perché un suo amico è in stato vegetativo permanente da un anno e mezzo: «Ho in mente lo sguardo del mio amico Gianni - confessa il patriarca - ed è difficile dire che uno così non vive, anche se certamente vive in un modo assai misterioso». Sintomatica è anche la posizione del cardinale Tettamanzi. Ha scritto una lettera alle suore, che tengono in cura Eluana, e ne loda la dedizione come veri segno di spirito cristiano. Tettamanzi spera in un ripensamento di Beppino Englaro, ma al tempo stesso lancia una frecciata contro le «facili e continue dichiarazioni di principio» a favore della vita. C' è un secondo motivo nella linea prudente della Cei. La legge sul "fine vita" - come la chiamano in Vaticano - ha bisogno di un clima disteso per arrivare in porto. «Serve una legge», afferma il cardinale Bagnasco, ma ha già posto tre paletti: volontà certa del paziente, ruolo del medico, esclusione dell' idratazione e dell' alimentazione dal novero delle terapie. - MARCO POLITI
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#21   17 Novembre 2008 - 09:58
 
Non riesco a prendere una posizione su questo argomento, risiedono in me sentimenti contrastanti. Vorrei non far soffrire mai uno dei miei cari, ma qual è il modo sicuro per non farlo? Non vi è certezza in nessuno dei due casi....
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Alyssa77

#22   17 Novembre 2008 - 11:12
 
Alyssa, hai centrato il problema:
"Vorrei non far soffrire mai uno dei miei cari, ma qual è il modo sicuro per farlo?"

La volontà dell'interessata.
Eluana, quando stava bene, aveva manifestato l'idea di essere lasciata morire in pace nel caso si fosse trovata in situazioni analoghe. Aveva visto da vicino i casi di tre suoi amici.
Oltre al diritto alla vita esiste quello per una morte serena.

La sofferenza.
Siamo sicuri che non soffra ora nello stato in cui si trova ?
Quando sospenderanno l'alimentazione soffrirà ?
Alcuni specialisti dicono di no, altri parlano di modo disumano di far morire una persona. Di qui la decisione prudenziale della magistratura di prevedere sedativi e mezzi che compensino la mancanza di idratazione.
Ieri l'Avvenire descriveva una morte atroce:
"...il corpo si consuma lentamente a causa della secchezza dei tessuti, alla disidratazione delle pareti dello stomaco (che provoca spasmi) e delle vie respiratorie. In cui la pelle si ritira, gli occhi si incavano, la temperatura corporea aumenta inesorabilmente in seguito alla mancanza di sudorazione. E in cui le mucose si inaridiscono, il naso sanguina, le labbra e la lingua si spaccano" Se questa descrizione risponde alla verità, è chiaro che non bisogna sospendere l'alimentazione e la idratazione oppure basterebbe lasciare quest'ultima.
Nel nostro piccolo possiamo soltanto ricordare che nel passato, quando non c'erano i mezzi di oggi, la morte naturale avveniva per la mancanza di cibo e acqua a causa della impossibilità di deglutire o del rifiuto di farlo da parte del paziente.
La disidratazione veniva compensata bagnando le labbra e la lingua. Nella fase terminale c'era spesso il drammatico fenomeno del rantolo, unica manifestazione di possibile sofferenza. Dicono alcuni specialisti che il paziente non la sentisse.
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#23   17 Novembre 2008 - 12:47
 

Il MOVIMENTO PER LA VITA lancia iniziative per salvare Eluana


Appello per una decretazione d’urgenza per malati terminali e in stato vegetativo




di Antonio Gaspari

MONTECATINI, domenica, 16 novembre 2008 (ZENIT.org).- A conclusione del XXVIII Convegno nazionale dei Centri di Aiuto alla Vita (CAV), svoltosi a Montecatini (Pt) dal 14 al 16 novembre, Carlo Casini ha lanciato una serie di iniziative per cercare di salvare la vita a Eluana Englaro.

Di fronte a oltre 550 delegati dei 300 CAV attivi in Italia, il Presidente del Movimento per la Vita Italiano ha ribadito la propria solidarietà e la propria vicinanza, anche fisica, alle suore Misericordine di Lecco che dopo aver assistito e curato con amore Eluana Englaro per tutti gli anni della sua malattia si trovano ora ad essere le uniche, tra coloro che sono più vicini alla ragazza, a lottare per la sua vita.

Sono le suore che in un ultimo disperato appello hanno saputo trovare le parole più semplici ed accorate per opporsi alla voglia di eutanasia che sembra aver contagiato giudici ed istituzioni: “Se c’è chi la considera morta, lasci che Eluana rimanga con noi che la sentiamo viva”.

“Speriamo che questo appello faccia finalmente breccia nei cuori e nelle coscienze di chi dovrebbe vegliare su di lei e che invece sta pianificando il modo migliore per farla morire di fame e di sete”, ha auspicato Casini.

Un appello è stato rivolto al Parlamento perché discuta ed approvi in tempi rapidi una buona legge sul fine vita che possa evitare alle altre migliaia di persone nelle condizioni di Eluana di essere minacciate da un’eutanasia che nessuno ha neppure il coraggio di chiamare col proprio nome.

Inoltre il Convegno dei CAV ha rivolto un estremo e disperato invito al Governo perché facendo ricorso allo strumento della decretazione d’urgenza stabilisca, in attesa della legge, che i trattamenti di alimentazione ed idratazione dei malati terminali e dei malati in stato vegetativo persistente non possono per nessun motivo essere interrotti.

Il Movimento per la Vita ha anche scritto al Presidente della Repubblica per chiedergli di far valere la sua alta autorità morale affinché Eluana possa conservare la “grazia” di continuare a essere nutrita, alimentata, curata e amata dalle Suore di Lecco.

Nel testo inviato al Presidente Napolitano, il MpV “si permette di sollecitarle un atto straordinario con cui esercitare la sua autorità morale: le chiede di fare quanto possibile perché Eluana Englaro possa conservare la ‘grazia’ di continuare a essere curata e amata dalle Suore Misericordine che attualmente la ospitano e che in questi anni l’hanno sempre accudita amorevolmente”.

“Il Movimento da parte sua – si legge ancora nel testo – è pronto ad offrire la massima collaborazione a che questo desiderio espresso con forza anche da tanta parte della Nazione venga realizzato”.

Parlando ai militanti del MpV, Casini ha spiegato che la battaglia in difesa della vita e della famiglia si sta facendo molto dura, per cui non basta opere ragionevoli, bisogna “imparare a pregare di più”, una “più intensa spiritualità” affinché il cielo “ci aiuti e ascolti le nostre suppliche”.

A questo proposito il Presidente del Mpv ha annunciato l’intenzione di far nascere a Nazareth un Centro di Aiuto alla Vita condiviso tra ebrei, cattolici e musulmani.
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#24   17 Novembre 2008 - 16:52
 
E' veramente ammirevole l'interesse e la partecipazione intorno a questo tema. Nel confronto però è importante saper mettere in discussione almeno una parte delle proprie opinioni di partenza. Altrimenti può nascere un muro contro muro e l'incomunicabilità non giova.
Inoltre nessuno si pone uno dei problemi che sicuramente assilla la famiglia Englaro, per quella che penso sia l'unica figlia: essendo avanti nell'età, a chi devono lasciare quella figlia ?
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Commenti

categoria:diritto alla vita